Lo spazio delle idee

Lo spazio delle idee 


Le istituzioni italiane non sono liberal-democratiche


Referendum: barometro della democrazia


Le ragioni dell'antiproibizionismo


Parole radicali


I giornali dicono

Le istituzioni italiane non sono "liberal democratiche"
Guido Cacciari
 

Ultimamente si sente di continuo gente autorevole che si riferisce alla nostra Costituzione ed alle nostre Istituzioni associandovi l'inadeguato aggettivo di "liberale". Vorremmo qui chiarire definitivamente come quest'attributo non sia assolutamente associabile alle istituzioni italiane.

L'ideologia liberale, fondata sulla definizione kantiana della liberta', interpreta come fondamentale funzione della Legge la salvaguardia della sfera delle liberta' individuali.

Al fine di proteggere l'individuo dallo Stato, il Costituzionalismo liberale si caratterizza storicamente nei due seguenti aspetti:
1) Il riconoscimento di un elenco dei Diritti Inalienabili (o Naturali o Fondamentali o dell'Uomo o di Liberta')
2) La separazione dei poteri (John Locke) legislativo, esecutivo e giudiziario (Montesquieu)

In particolare, la Carta dei Diritti Americana (1789) precisa: "Ogni societa', nella quale non sia assicurata la garanzia dei diritti e determinata la separazione dei poteri, non ha Costituzione".
Ebbene, in questo caso la societa' italiana non ha Costituzione.

Infatti noi non abbiamo nessuna Carta dei Diritti. Al contrario, abbiamo una prima parte della Costituzione che li elenca uno per uno proprio per affermare che essi non sono inviolabili, bensi' soggetti all'arbitrio dello Stato nel giudicare se essi abbiano o no una "funzione sociale" e nel fissarne i limiti e le modalita' di fruizione.

Per quanto riguarda la separazione dei poteri, la nostra Costituzione l'ha sostituita con un'altra cosa: l'indipendenza dei poteri. Ma quale deve essere, per i filosofi liberali, la funzione di questa separazione? Guarda caso, proprio evitare che, concentrandosi il potere politico in un solo organo, quest'ultimo possa imporre una sua gestione arbitraria del potere. Nella nostra Costituzione, noi invece questo arbitrio l'abbiamo sancito. Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti:
. un potere giudiziario onnipotente e totalmente fuori controllo;
. un parlamento che ha dei record mondiali relativamente al numero di leggi prodotte ed alla loro assurdita';
. un esecutivo che, non contento di dover gestire una marea di attivita' (dalla produzione di pomodori ai festival di Sanremo, passando per l'energia, la telefonia, l'elettronica, la chimica, l'Alitalia, l'impiantistica industriale, i calzaturifici e chissa' quant'altro regalatoci dalla legge Prodi ) e' addirittura diventato organo legislativo, per merito dei decreti legge e delle leggi deroga (addirittura in materia fiscale, in barba alla madre di tutte le rivendicazioni democratiche: "no taxation without rapresentation").

L'unica ragione per cui ha senso la separazione dei poteri e' proprio che ciascuno controlli l'altro. Invece da noi i poteri sono indipendenti. Non sono pero' separati, perche' hanno tutti la stessa origine: i partiti.

Conclusione: la nostra non e' una democrazia liberale.


Referendum: barometro della democrazia
Lia Briganti
 
Il Referendum popolare : cartina di tornasole del grado di democrazia della societa' italiana.
Il referendum popolare abrogativo, e' un istituto costituzionale (Art. 75 della Costituzione della Repubblica Italiana), applicabile alla legislazione vigente da tutti i cittadini aventi diritto di voto.
Sostenuto dai movimenti di opinione e' stato invece spesso avversato dai partiti politici, che tendono anche oggi ad ignorarlo, a paventarne la pericolosita' per la stabilita' politica e istituzionale, o al peggio a cercare di controllarlo proponendo norme rigide che ne diminuiscono la rilevanza democratica.
In realta', il referendum popolare, poiche' e' un diritto legislativo diretto, e' la cartina di tornasole del grado di democrazia di una societa'.
Infatti garantisce il controllo della legislazione e delle istituzioni da parte di tutti i cittadini.
La questione della compatibilita' tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta non si pone ove la cosidetta democrazia diretta, esercitata tramite l' istituto referendario, sia supporto e garante della prima.
In Italia, ad esempio, l' applicazione del referendum popolare si e' rivelato un valido complemento della democrazia rappresentativa.
Negli anni '70 e' stato un mezzo di riforma della legislazione per cio' che riguarda i diritti civili ( divorzio, aborto ), e piu' recentemente, nel '93, e' stato mezzo di riforma istituzionale , grazie ai referendum segni per l' abolozione della quota proporzionale.
Il referendum popolare, ha quindi dimostrato di essere uno dei motori del rinnovamento della democrazia italiana.

Un luogo comune ricorrente: l' uso del referendum come strumento politico.
Un luogo comune ricorrente sul referendum, e' che puo' essere usato come strumento destabilizzante della democrazia.
Questo luogo comune, tocca da vicino noi riformatori, poiche' da piu' parti, sopratutto da politici e mass-media , siamo stati indicati come coloro che, oberando le istituzioni e il governo di un numero eccessivo diquesiti referendari, mettono a rischio la stabilita' dell' Italia.
Niente di piu' falso.
Il ventilato pericolo , che si e' verificato recentemente con il verdetto sull' ammissibilita' dei diciotto quesiti referendari presentati riformatori e dei dodici quesiti referendari presentati dalle regioni non ha portato alcun collasso istituzionale.
Dopo il verdetto della Corte Costituzionale, alcuni gruppi parlamentari, Sinistra Democratica in testa e il Ministro di Grazia e Giustizia, si sono messi al lavoro per elaborare proposte di legge ( caccia, obiezione di coscienza, ordine dei giornalisti, funzione dei magistrati, incarichi ai magistrati ).
Le leggi potrebbero essere approvate prima del 15 giugno e nel caso costituissero una modifica sostanziale delle normative vigenti, sostituirsi ai referendum.
Dunque, i referendum popolari, lungi dal gettare nel caos la democrazia, sono un " pungolo " affinche' sia applicata.
L' unica differenza rispetto alla normale prassi legislativa e' che i parlamentari legiferano anche su temi che l' elettorato, firmando le proposte di referendum popolare , ha posto in evidenza tra le priorita' legislative.
Ricordo che per i diciotto referendum del '96, i riformatori hanno raccolto dodici milioni di firme.
Rispetto ad un elettorato di quarantaquattro milioni di aventi diritto di voto e' il 36,6 % ( 6 periodico ).
E scusate se e' poco.

L' applicazione del referendum popolare e' un diritto costituzionale di tutti gli elettori.
L'applicazione del referendum popolare, e' un diritto democratico, costituzionale, che restituisce ai cittadini il diritto di esercitare il controllo sulle leggi.
Le battaglie referendarie, non sono bandiere propagandistiche di una parte che abusa di un istituto giuridico per rilanciarsi in politica.
Ricordo che il Movimento dei Club Pannella Riformatori ammette la doppia tessara e non discrimina su alcuna provenienza politica.
Avvalersi del referendum abrogativo, permette ai cittadini di esercitare il proprio diritto di giudizio e di voto su leggi palesemente obsolete addirittura antidemocratiche.
I referendum del 15 Giugno, rispecchiano in modo chiaro il diritto di abrogare leggi antiliberali che ledono il diritto della persona oltre che del cittadino ( caccia, obiezione di coscienza), legislativamente contradittorie ( ordine dei giornalisti ), truffaldine ( golden share ), oltre che " di parte " ( carriere dei magistrati, incarichi extragiudiziari ai magistrati ), poiche' privilegiano di fatto una categoria sociale rispetto alle altre.


Le ragioni dell'antiproibizionismo
Piero
 

Oggi, proibizionismo significa in realta' nessuna legge, significa droga libera per le strade, nelle carceri, davanti alle scuole, significa un esercito di piazzisti di una merce spesso avariata, di piccoli spacciatori (spesso anche di eta'), significa eroina tagliata con la stricnina, significa il crack smerciato a poche lire per creare un nuovo mercato, significa il periodico ritiro dal mercato di marijuana e hascisc per indurre al consumo di cocaina o eroina.
La droga legalizzata, significa al contrario il pieno dominio della legge sulla coltivazione, il trasporto, la vendita, il consumo. Significa controlli simili a quelli per cio' che in altri tempi o in altre culture erano definite droghe (il tabacco, l'alcool, il caffe', il the') o per gli psicofarmaci. Controlli sicuramente piu' efficaci dell'attuale ipocrita divieto di tutto cui corrisponde la piu' selvaggia deregulation: il brillante risultato ottenuto fino ad oggi dagli strateghi di questa guerra: profitti sempre piu' alti per i trafficanti, inquinamento sempre piu' sporco della vita politica ed economica dei vari stati nazionali e non soltanto delle "banane (o coca) republics", qualche quintale di merce sottratta al giro con il risultato di far lievitare i prezzi, carceri stracolme di qualche decina di migliaia di poveracci, costretti dal proibizionismo e non dalla droga, a farsi criminali (circa l'80% dei detenuti nei paesi occidentali e' accusato di reati connessi alla droga).
L'effetto piu' diretto del proibizionismo e' la creazione di un mercato nero che permette la fissazione di prezzi proibitivi per sostanze dal valore trascurabile. Il prezzo dell'eroina al dettaglio e' superiore a quello dell'oro. Cio' comporta che i consumatori siano obbligati a commettere tutta una serie di delitti (scippi, furti, traffici), a prostituirsi, o a trasformarsi in rivenditori per finanziare i propri consumi. La situazione e' tale che, nei grandi centri urbani, piu' dei due terzi dei delitti commessi sono legati alla droga. Tutti i cittadini, soprattutto i piu' deboli, diventano pertanto vittime potenziali di questa micro-criminalita'.
Il pensiero antiproibizionista si fonda sulla considerazione che la ricerca del piacere o d'alterazioni del normale stato di coscienza non possa essere criminalizzata o medicalizzata. In termini giuridici, si tratta dell'affermazione del principio generale del diritto secondo il quale la legge non puo' reprimere delitti senza altre vittime a parte gli autori stessi.
Mentre la potenza delle mafie internazionali condiziona le decisioni politiche e le opinioni, l'unica risposta che e' stata data consiste nell'inasprimento della repressione, nella riduzione dei limiti alle garanzie democratiche, al rispetto dei diritti dei cittadini e delle liberta'. Citiamo a "caso" l'inversione dell'onere della prova, le perquisizioni senza mandato, le intercettazioni telefoniche, i fermi di polizia prolungati, la riduzione dei diritti della difesa. In breve, con la scusa della lotta contro la droga tutto e' permesso.
Il proibizionismo ha sempre fallito i suoi obiettivi dichiarati.
L'impossibilita' di divorziare non ha mai impedito il disfacimento delle famiglie, condannare l'aborto non ha mai impedito alle donne d'abortire. Negli Stati Uniti il proibizionismo sull'alcool e' stato un clamoroso disastro sociale e civile. La guerra alla droga, lanciata negli anni '80 e' fallita, la diminuzione del consumo delle droghe non solo non e' stata raggiunta ma nemmeno sfiorata. La situazione del mercato e' cosi', oggi anche peggiore di quella precedente. La proibizione di determinate sostanze prima che impossibile e' inutile. Solo attraverso la destrutturazione del mercato illegale e l'introduzione di norme legislative, consentendo il consumo personale, si potra' alleviare il disfacimento sociale, garantire l'incolumita' dei consumatori, ridurre sensibilmente il numero delle vittime dei reati commessi da chi vende e da chi consuma in condizioni illegali.
Le esperte organizzazioni che si erano arricchite grazie all'iniziativa dei governi americani di proibire l'alcool ed il gioco d'azzardo, applicano oggi l'antica abilita' criminale di Al Capone al mercato internazionale dei narcotici. Un piccolo gruppo di criminali ricicla oggi somme per oltre dieci miliardi di dollari l'anno al netto di tasse. Se questa andasse ai governi sotto forma di tasse, come succede per una piccola parte del profitto ottenuto da droghe come alcool e tabacco, sarebbe almeno usato per scopi migliori. La vera risposta dell'America al racket di Al Capone non fu la lotta alle bande ma la legalizzazione, tassazione e vendita regolamentata di liquori a qualita' controllata. Il piu' efficace nemico delle bische clandestine e' la lotteria di stato e le case da gioco autorizzate e tassate.

Noi diciamo NO a tutto questo, no alla barbarie di chi trasforma un malato bisognoso d'aiuto in un criminale senza speranza di sollievo, no a chi paventa lutti futuri e tutti da verificare non udendo le grida di strazio, oggi, intorno a se'.



 
Parole radicali
a cura di Michele
 

Compagno radicale?
Quando avevamo quasi tutta la sinistra su posizioni staliniste, e noi eravamo fortemente antistalinisti e anticomunisti, noi dicemmo che non volevamo lasciare a quella sinistra nemmeno la parola "compagno", perche' la parola compagno nella etimologia latina e' una splendida parola: e' chi spartisce il pane con l'altro.
Marco Pannella (1990)

La forza della nonviolenza
La nonviolenza presuppone il fatto che non esistono demoni, ma solo persone: e che la peggiore fra di esse, se aggredita con la forza della nonviolenza, che e' sempre "aggressiva", al contrario dell'apparente mitezza del pacifismo, puo' rispondere con quella parte di se' che e' migliore
Marco Pannella

Ritengo che il fondamento stesso della vita civile sia quello di respingere ogni demonizzazione nella politica come in ogni altro momento della attivita' umana; di riaffermare, anche nel momento politico, che non esistono perversi ma solo "diversi"; di opporre e proporre dialoghi sopratutto a chi ne nega il valore, nonviolenza a chi crede e pratica la violenza.
Marco Pannella ("Lotta continua" 1977)

Violenza
Ho trovato in uno scritto l'affermazione ghandiana che la violenza per una giusta causa e' piu' lodevole di una vile adesione all'ingiustizia.
Marco Pannella

Pena di morte
E' il piu' premeditato degli omicidi, al quale non puo' essere paragonato nessun atto criminale, per quanto deliberato
Albert Camus

Una volta fu' chiesto a Gesu' cosa pensasse della pena di morte. Egli disse "Chi e' senza peccato scagli la prima pietra". Mi sembra piuttosto chiaro.
Joseph Ingle

Ruolo
Nella vita - e nella vita politica, che e' la stessa cosa - ha poco senso accettare un ruolo, recitarlo.
Bisogna invece vivere concepire, creare, essere attore, altrimenti si diventa marionetta.
Marco Pannella ("Donna" 1988)

Proibizionismo
In passsato abbiamo assistito a guerre religiose o sante, contro popoli che professavano una fede sbagliata; in tempi piu' recenti abbiamo assistito guerre razziali contro popoli che avevano una componente genetica sbagliata. Attualmente assistiamo a una guerra terapeutica e medica contro le persone che fanno uso delle droghe sbagliate.
Thomas S. Szasz (professore di pscichiatria dell'universita' di Stato di New York)

La liberta' consiste nel poter compiere tutti gli atti che non provocano danni agli altri.
Art. 4 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo

Il principio NON C'E' CRIMINE SE NON C'E' VITTIMA, universalmente riconosciuto a fondamento di una buona legge, costituisce il limite invalicabile dell'intervento dello Stato.
Anche nella lotta alla droga e nel confronto con il tossicodipendente, lo Stato non deve e non puo' avere alcuna facolta' d'ingerenza nella sfera e nella vita  privata, laddove i comportamenti non sono offensivi dell'altro ma riguardano solo il destino del singolo.
Emma Bonino (1993)



 
I giornali dicono
 
 

Perche' vanno difesi i referendum
Vogliono impedire il diritto di voto
di Iuri Maria Prado
Da "Il Giornale" del 4 aprile 1997 - pag. 8

Lo sapevamo, purtroppo: il Senato non ha accolto la mozione con cui si chiedeva di votare per i referendum del Polo e dei Riformatori con anticipo rispetto alla data balneare del 15 giugno annunciata dal governo. Il quale, mentre ieri dichiarava di voler assumere una posizione "neutrale" - rimettendosi dunque alla decisione dell'assemblea - qualche ora dopo sbrigliava invece il ministro degli Interni, il "galantuomo" Napolitano, e lo mandava a difendere a spada tratta la propria "scientifica" decisione di far votare in una data sufficientemente "sicura": vale a dire quando sara' improbabile che i cittadini - perche' impossibilitati o dissuasi - partecipino in numero sufficiente perche' la proposta di referendum sia approvata. Questa la "neutralita'" del governo, e questo il peso da darsi ai suoi impegni, di cui si fa un baffo un'ora dopo che li ha presi.
Pure, sarebbe stato possibile far sfogare senza effetto la querela napolitana se i parlamentari - come scrivevamo ieri - avessero deciso di rappresentare la Nazione e i cittadini, e la loro possibilita' di voto, anziche' il dominante interesse conservatore e antipopolare. "Possibilita'" di voto, diciamo, e nemmeno "diritto", perche' qui si vuole impedire materialmente e di fatto l'espressione del voto per i referendum. I quali, ora, potrebbero essere addirittura rimandati in autunno, con l'unico scopo di permettere al Parlamento di pasticciare le leggi e di apprestarle in modo tale da sottrarre al legislatore popolare (sei tu che mi leggi) la facolta' di intervenire direttamente e con atto proprio nella determinazione dell'indirizzo politico e normativo dello Stato.
E da oggi, dunque, cambia davvero e definitivamente la funzione del referendum. Al valore di questo istituto non bisogna guardare piu' considerandone semplicemente la capacita' specifica, di volta in volta, caso per caso, di abrogare una certa legge che i cittadini ritengono ingiusta.
Oggi il referendum e' inibito, vietato per il solo fatto che diffonde nel popolo una possibilita' di governo, e proprio in questo senso va dunque difeso, a prescindere dal contenuto del quesito, a prescindere dal fatto che si sia favorevoli o contrari a questa o quella proposta di referendum. Voler votare per i referendum, oggi, non significa essere "per" o "contro" gli incarichi extragiudiziari dei magistrati, per o contro il libero accesso dei cacciatori nei fondi, per o contro la soppressione di un ministero: significa, ormai, essere "per" il diritto di voto e "contro" il complesso di poteri (fatto di giornalismo di regime, di giurisprudenza di regime, di parlamentarismo e sindacalismo di regime) schierato a attivo nel conculcare in ogni modo quel diritto.
Solo quelli che ne fanno parte, solo quelli che traggono utilita', sostengono oggi che il nostro non e' un regime profondamente antidemocratico. E guarda caso sono tutti antireferendari.

UE: Emma Bonino fra le "100 donne che fanno girare il mondo"
Estratto da un lancio dell'AGI del 14 febbraio '97

Per la rivista francese L'Express Emma Bonino e' fra "le cento donne che fanno girare il mondo", mentre per la commissione di uomini politici, giornalisti ed artisti creata dal settimanale La Vie e' "la personalita' europea dell'anno". Un villaggio delle isole Canarie le ha intitolato una strada e il settimanale britannico The Economist la mette in cima alla "classifica" dei venti componenti della Commissione europea. Mercoledi' scorso l'organo esecutivo della UE le ha affidato un nuovo compito, quello di occuparsi della salute dei consumatori, settore particolarmente delicato dopo la crisi della "mucca pazza". E nel dare la notizia, il londinese The Times ha definito Bonino, gia' Commissario per la Pesca e gli aiuti umanitari "una delle stelle di Bruxelles". L'esponente italiana ha decisamente conquistato la stampa e l'opinione pubblica europee. Con ogni probabilita' anche perche' non corrisponde  all'immagine dell'euroburocrate grigio ed anonimo. E' stata molto apprezzata la sua azione in campo umanitario, concretizzatasi nei viaggi in Somalia e nell'Africa centrale, nella fermezza delle sue critiche riguardo al mancato invio di una forza multinazionale nella regione dei Grandi Laghi, nell'interesse nella tragedia dei profughi. Nel 1996 Bonino ha distribuito circa 1.400 miliardi di lire in aiuti umanitari, una cifra che ha fatto dell'Unione Europea il maggiore donatore del mondo. Ma c'e' anche chi la critica, sostenendo che e' soltanto a caccia di pubblicita'. E ad Ottawa nutrono ancora del risentimento nei suoi confronti e la accusano di "pirateria" per il modo in cui nel 1995 gesti' la "guerra delle sogliole" fra Canada e Spagna.