Dal Movimento
Ordine dei giornalisti: per il Parlamento Europeo il sistema
italiano viola la liberta' di stampa.
Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, presidente del
Comitato di sostegno referendum "Ordine dei giornalisti".
Roma, 9 aprile 1997
Per il secondo anno consecutivo il Parlamento Europeo
torna ad esprimersi, con durezza, contro
le leggi (in vigore soltanto in Italia) che collegano
il pieno godimento della liberta' di stampa all'iscrizione all'Ordine professionale
dei giornalisti.
Il paragrafo approvato dal Parlamento europeo, nell'ambito
del rapporto annuale sul rispetto dei diritti dell'uomo nell'Unione europea
nel 1995, recita come segue:
"Il Parlamento europeo ribadisce che la liberta' di stampa
e' un diritto fondamentale soggetto unicamente ai limiti imposti dal rispetto
degli altri diritti fondamentali e che l'esercizio di tale diritto non
puo' essere vincolato a un'autorizzazione amministrativa o all'autorizzazione
di un'associazione professionale di giornalisti".
Se pensiamo che in Italia non e' possibile nemmeno pubblicare
un giornale, nel caso in cui il direttore responsabile non e' iscritto
all'ordine, e' evidente che il richiamo dell'Assemblea di Strasburgo colpisce
direttamente la legislazione del nostro Paese.
In vista del voto sul referendum per l'abolizione dell'Ordine,
arriva un'ulteriore ed autorevole sostegno alle ragioni dei Comitati promotori,
che suona come una sconfessione non soltanto nei confronti dei rappresentati
dell'Ordine dei giornalisti nostrano (mai come in questo periodo attivi
nel difendere i propri privilegi), ma anche per il Presidente della Repubblica,
il quale si e' gia' pubblicamente mosso (al di fuori dei propri poteri)
in difesa dell'Ordine.
Referendum ed elezioni amministrative: Club Pannella replica al governo, e chiede un incontro al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio ed al Ministro degli Interni:
"si voti sui referendum il 27 aprile: le "amministrative"
non possono divenire alibi per una ulteriore operazione antireferendaria,
e, sostanzialmente, anche anticostituzionale"
Dichiarazione di Paolo Vigevano, SegretarioTesoriere
del Movimento dei Club Pannella Riformatori:
Roma, 20 febbraio 1997.
<<Rifiutiamo di credere
che il Governo voglia convocare il voto sui referendum per il 15 giugno,
e che possa utilizzare come alibi l'esigenza di non sovrapporre le campagne
elettorali per il voto referendario ed amministrativo.
Non esistono ragioni per "isolare"
le elezioni amministrative, che, da un punto di vista giuridico ed istituzionale,
non possono essere presentate, se non abusivamente e surrettiziamente,
come scadenze politiche di carattere "nazionale", e che riguarderanno comunque
meno di 1/5 degli elettori italiani.
I referendum, che chiameranno
48 milioni di elettori ad esprimere un voto "legislativo" su 11 temi
diversi, devono essere convocati in una data che consenta, ai promotori
ed ai Comitati per il SI' e per il NO, la possibilit di informare
il massimo numero di cittadini italiani.
Al Governo, ed al Presidente
della Repubblica spetta, per legge, la responsabilit di garantire,
non di ostacolare e boicottare la campagna elettorale sui referendum: dunque
la data di convocazione non pu essere come hanno anticipato alcuni
giornali quella del 15 giugno: a scuole chiuse, Italia gi parzialmente
in vacanza, e con un 1/5 dell'elettorato chiamato per la terza volta al
voto nel giro di 40 giorni.
Nella giornata di oggi invieremo
una richiesta di incontro al Presidente della Repubblica, al Presidente
del Consiglio dei Ministri, ed al Ministro degli Interni. Proponiamo loro
di convocare il voto referendario in coincidenza con il primo turno del
voto amministrativo: dunque, per il 27 aprile. Questa soluzione, oltre
al resto, risolverebbe la gran parte dei problemi "tecnici" che deriverebbero
per alcune citt italiane dalla separazione dei diversi turni elettorali.
Ci aspettiamo, nel giro di poche
ore, una risposta: non vogliamo neppure pensare che il Governo possa, nelle
prossime ore, senza neppure consultare i Promotori dei Referendum, porre
il paese di fronte al "fatto compiuto".>>
Mozioni Parlamentari, 100 in sciopero della fame, per
i referendum.
Pannella al nono giorno.
Roma, 23 marzo 1997 h. 10.30
Sono oltre 100 le persone scese in sciopero della fame
in queste ultime ore, associandosi al digiuno che Pannella conduce
da nove giorni, per richiedere al Governo di indire i referendum nel mese
di maggio, e non il 15 giugno, come preannunciato.
Lo sciopero della fame, quindi, converge con l'obiettivo
di due mozioni parlamentari, sottoscritte, alla Camera ed al Senato
da un centinaio di senatori e di deputati, sulle quali e' stato fatto naturalmente
calare il silenzio dei massmedia malgrado appartengano all'intero arco
parlamentare. Cosi' come con l'appello di varie personalita', con primo
firmatario Mario Segni.
I comitati promotori dei referendum hanno rivolto un
appello ai direttori dei quotidiani e agli opinionisti, perche' non continuino
a ignorare e far ignorare uno scontro la cui posta e' il divieto di voto
per oltre due milioni di elettori in obbligato scaglionamento delle ferie,
e l'esecuzione dell'ordine di far mancare il voto di oltre il 50% degli
elettori, e la conseguente invalidazione degli 11 referendum dei riformatori
e delle regioni
Confindustria e club Pannella "insieme per i referendum"
Roma, 10 aprile 1997
Il Movimento dei Club Pannella - Riformatori si rivolge
agli industriali perche' sostengano la prossima campagna referendaria sui
temi del lavoro, della prevenzione, del sindacato, della sanita'. Questa
mattina e' stato distribuito all'auditorium dove si svolge l'assemblea
della Confindustria un documento del quale riportiamo il testo:
"Buona manifestazione! Nei prossimi giorni, per
non dire nelle prossime ore, scadono i tempi tecnici per decidere la preparazione
o no di una nuova serie di referendum. Avevamo da mesi indicato che i tempi
stringevano. Ora volete o no dirci se siete d'accordo, disinteressati,
o contrari? Grazie.
Referendum: Riformatori scrivono a Confindustria
Roma, 3 maggio 1997
Quella che segue una lettera aperta indirizzata a Confindustria
da Benedetto Della Vedova, che ha fatto parte della delegazione dei Club
Pannella guidata da Paolo Vigevano che ha incontrato, mercoledi' 30 aprile,
una delegazione di Confindustria guidata dal Direttore Generale Innocenzo
Cipolletta per discutere dei referendum liberisti depositati in Cassazione
dai Riformatori.
I limiti fino ad oggi posti da Confindustria al proprio
appoggio all'iniziativa referendaria predisposta dal Movimento dei Club
Pannella Riformatori, rischiano di determinare, rebus sic stantibus, la
rinunzia da parte nostra all'avvio della campagna di raccolta firme. In
queste condizioni, due soli mesi e per di piu' semiestivi, la mobilitazione
necessaria a consentire un successo anziche' un fallimento non puo' che
essere straordinaria, per tutti. Da parte nostra vi e' la piena disponibilita',
lo abbiamo ripetuto; da parte di Confindustria una "condivisione generale
degli obiettivi", un "auspicio che tali obiettivi vengano raccolti dal
parlamento", il "sostegno ad alcuni referendum come strumento di pressione
ed ultima ratio", l'"impegno a far conoscere al sistema associativo" le
finalita' del progetto. Un passo assolutamente inconsueto, gia' di per
se' straordinario per Confindustria, che mai aveva preventivamente
ed esplicitamente espresso il proprio "favore" nei confronti di una iniziativa
referendaria. Ma ancora inequivocabilmente poco rispetto a cio' che sarebbe
necessario, qui ed ora, per assicurare il successo nella raccolta firme.
Non si tratta, sia chiaro, di addossare arbitrariamente
su altri che noi la responsabilita' della decisione sull'avvio o
no della campagna: si tratta di capire, semplicemente, se la principale
organizzazione degli imprenditori italiani voglia fissare come obiettivo
prioritario per il raggiungimento dei propri generali obiettivi di crescita
della competitivita' delle aziende associate, l'incardinamento entro due
mesi di un appuntamento referendario sulla liberalizzazione del mercato
del lavoro e sulla riforma dello stato sociale, destinato ad essere dirompente
positivamente dirompente per il solo fatto di essere credibilmente
annunciato.
Insomma, di fronte alla piu' volte denunciata incapacita'
da parte di Parlamento e Governo a compiere quelle scelte riformatrici
necessarie ad arrestare il declino della competitivita' delle proprie aziende
e del sistema nel suo complesso cosa e' piu' saggio e prudente, per
gli imprenditori italiani, attendere il miracolo parlamentare e governativo
o puntare con fiducia su di un opinione pubblica molto piu' pronta dei
propri rappresentati istituzionali ad intraprendere il cammino delle riforme?
La nostra richiesta e' "eccessiva", "impropria",
non pertiene al ruolo istituzionale di Confindustria? Legittimo, ovviamente,
pensarlo, ma il giudizio definitivo potra' aversi solo a luglio quando,
in assenza della bomba ad orologeria referendaria, si potra' valutare quali
passi avanti avranno fatto le riforme invocate, quali aspettative saranno
andate deluse, quali nuovi "tradimenti" dovranno essere denunciati.
Se i referendum liberisti che abbiamo depositato
in Corte di Cassazione sono, come ci e' stato detto, una delle mille vie
che Confindustria intende esplorare (quella della lobby parlamentare, della
concertazione sociale, del "ricatto" occupazionale, delle compensazioni
assistenziali .), allora non sono "nessuna via". Se invece possono
essere per un tempo preciso e limitato una delle vie principali magari
la principale , di pressione prima di tutto e di intervento diretto solo
in seconda istanza, allora questi referendum diventano immediatamente e
senza equivoci la vostra priorita', prima che la nostra.
A voi, quindi, alla capacita' di creare con il vostro
impegno e coinvolgimento un grande "fatto politico", una notizia che nessuno
avra' la forza di occultare o minimizzare, un dibattito coinvolgente ed
appassionante per tutti..
Come? Se esistesse questa convinzione, se l'assunzione
di responsabilita' fosse piena e consapevole, le modalita' e la tempificazione
dell'impegno rappresenterebbero l'ultimo dei problemi. Cosi' come il pur
necessario apporto di risorse finanziarie.
Come ben sa chi guida un'azienda, la tempestivita'
e' fondamento di ogni decisione: la medesima scelta compiuta oggi o tra
due anni e' destinata a produrre effetti del tutto diversi, a volte opposti;
i tempi tecnici per l'avvio della raccolta firme all'inizio di giugno impongono
una decisione definitiva entro il 7 maggio. Noi siamo determinati a non
fare questi referendum e ad accantonare quella che sarebbe con tutta probabilita'
l'ultima occasione referendaria per il paese: lo siamo per consapevolezza
e responsabilita', non certo per capriccio. A voi la scelta di rianimare
questa via, questa speranza per l'Italia, la sua politica, la sua societa'
e la sua economia. Puo' darsi che non sia questa l'ultima speranza, ma
forse sarebbe comunque prudente non lasciarla morire.
Referendum: Club Pannella non raccogliera' firme su nuovi quesiti
Roma,22 maggio 1997
La direzione del Movimento dei Club Pannella-riformatori
ha deciso di "non procedere oltre nella procedere oltre nella campagna
referendaria"sui 44 nuovi quesiti depositati in Cassazione, e quindi "di
non avviare la raccolta delle firme". Marco Pannella ha ricordato,
nel ringraziare "Confindustria e Confcommercio per l'attenzione mostrata
al progetto", che la mobilitazione referendaria ci sarebbe stata "soltanto
se ci fosse stato richiesto. Il 21 maggio - ha chiarito - e' scaduto il
termine ultimo oltre il quale non e' piu' possibile, per oggettivi vincoli
tecnico-organizzativi passare all'avvio della campagna". I 44 quesiti referendari,
che "restano a disposizione - ha precisato Pannella - di chiunque intenda
raccogliere le firme", rappresentavano "il piu' vasto e radicale progetto
- ha sottolineato il leader riformatore - di concreta e immediata liberazione
e liberalizzazione del lavoro, del mercato, della previdenza, della sanita',
della giustizia e delle istituzioni". Pannella
ha polemizzato con quei politici "che fanno dichiarazioni a sostegno dei
referendum soltanto ai microfoni di Radio radicale" e ha ricordato di aver
promosso in questi anni 72 referendum e che i militanti referendari hanno
raccolto oltre 30 milioni di firme autenticate e certificate.
Referendum: reazioni su impegno Confindustria
Roma, 22 maggio 1997
Nella sua relazione all'Assemblea Nazionale della Confindustria,
il Presidente Giorgio Fossa ha confermato il sostegno della organizzazione
a cinque tra i referendum depositati in Cassazione dai Riformatori. Dopo
la relazione Radio Radicale ha raccolto alcuni commenti:
Guidalberto Guidi (Confindustria) "Sono argomenti importanti
per modernizzare il Paese. Abbiamo fatto la scelta di sostenerli e li sosterremo".
Pietro Larizza (UIL) "In una relazione politica come
quella di Fossa nulla di strano che ci sia la conferma della scelta dei
referendum. E' la fine, la caduta, della foglia di fico sulla cosiddetta
neutralita' politica della Confindustria".
Giulio Tremonti (FI) "Fa parte di una politica liberale.
Sul nostro sistema economico insiste una quantita' impressionante di vincoli,
di burocrazia. L'idea di eliminare vincoli anche con i referendum e' positiva".
Luigi Lucchini (Ex Presidente Confindustria) "Se non
hanno carattere sfacciatamente politico la scelta referendaria la valuto
bene, la trovo opportuna".
Fedele Confalonieri (Mediaset) "La scelta referendaria
e' solo quella di condividere certi quesiti".
Sui referendum del 15 giugno Mediaset non dovrebbe fare
informazione adeguata?
"Noi abbiamo sempre assicurato informazione sui referendum,
a tutti i referendum. Tutto si puo' dire di noi tranne che non abbiamo
dato spazio a tutti".
Referendum: Pannella, regime piu' antidemocratico del fascismo
15 maggio 1997
''Oggi vogliamo denunciare l'attuale regime,
molto piu' antidemocratici di quello fascista''. Con queste parole Marco
Pannella ha commentato, in una conferenza stampa a montecitorio, il comportamento
della istituzione e dell'informazione a un mese del voto referendario.
''la campagna referendaria e i referendum
ha spiegato Pannella non esistono perche' non devono esistere''.
Contro i quesiti referendari, secondo Pannella, c'e' in atto un ''attentato
contro la Costituzione che vede coinvolte le massime cariche ed i massimi
poteri istituzionali''.
"Ho a piu' riprese illustrato il perche' questo regime
e' ancor piu' contro la legalita' di quanto non lo fossero fascismi, comunismi
e nazismi. Quei regimi rispettavano la loro propria legalita', mentre in
questo non vi e' piu' nessuna regola, nessun diritto, nessuna legge che
venga rispettata dal potere partitocratico. E' un regime fuorilegge e di
conseguenza antiliberale, antidemocratico e via dicendo. Ma sintetizzare
la mia tesi dicendo 'il regime e' piu' antidemocratico del fascismo' e'
distorcente e tendenzioso".
Referendum: Pannella, siamo tornati alla legge della giungla
''La campagna referendaria, di fatto, non esiste''
Da un lancio dell'Agenzia ADNKRONOS del 15 maggio
I Riformatori, promotori di 6 degli 11 referendum sui
quali si votera' il 15 giugno, denunciano una campagna referendaria, che
ufficialmente si apre oggi, ''di fatto inesistente'' e indirizzano critiche
ai mezzi di informazione, alla commissione di Vigilanza sulla Rai, al presidente
della Repubblica, alla Corte Costituzionale. ''Siamo tornati alla legge
della giungla, e questo regime afferma Marco Pannella si rivela
ben piu' antidemocratico di quelli fascista, nazista o comunista''.
I Riformatori hanno manifestato
la propria insoddisfazione in una conferenza stampa, durante la quale e'
stato anche sottolineato come fino ad oggi nessuna delle iniziative legislative
che dovrebbero servire a 'superare' i quesiti referendari appaiono utili
a questo scopo. Per le proposte di legge su Ordine dei giornalisti e caccia
il senatore Pietro Milio ha parlato di ''leggitruffa'', mentre dubbi ci
sono anche per il disegno di legge Andreatta che affronta il tema dell'obiezione
di coscienza e per il 'pacchetto Flick', con il quale il ministro della
Giustizia affronta le questioni degli incarichi extragiudiziari e degli
automatismi della carriera dei magistrati.
Pannella ha criticato
anche la commissione di Vigilanza sulla Rai. ''Si riunira' solo martedi'
prossimo ha detto per stabilire, o non stabilire, le modalita'
della campagna referendaria, mangiandosi cosi' ben sette dei 31 giorni
a disposizione''. Secondo il leader dei Riformatori ''e' documentato l'ostracismo
da parte dei mezzi di informazione, Rai e Mediaset comprese, rispetto ai
temi e ai soggetti protagonisti dei referendum. Nei nostri confronti la
logica e' che dal momento che non esistiamo non dobbiamo neppure essere
citati o ascoltati. Sono state ascoltate categorie e sottocategorie di
ogni tipo, ma noi mai''.
Nel mirino anche Scalfaro
(''ha denunciato un inesistente, prima di tutto sotto il profilo giuridico
e costituzionale, abuso di referendum''), la Corte Costituzionale (''ha
assolto al proprio ruolo di 'braccio armato' di questo regime'') e al governo
(''ha deliberatamente fissato la data del voto nell'ultimo giorno utile,
il 15 giugno, quando alcuni milioni di italiani saranno in ferie scaglionate
secondo 'direttive pubbliche', determinando condizioni di obiettive, enormi
difficolta' nel raggiungimento del quorum'').
Referendum giustizia: associazioni forensi romane contro il silenzio sul voto del 15 giugno
Roma, 16 maggio 1997
Dichiarazione congiunta rilasciata dai responsabili delle
intestate Associazioni Forensi all'Avv. Andrea Falcetta del Comitato Promotore
dei Referendum Giustizia:
La sistematica e scientifica censura operata dalla stampa
e dalla TV in relazione ai contenuti dei quesiti referendari su cui 48
milioni di elettori dovranno pronunciarsi il prossimo 15 giugno, costituisce
un gravissimo ed intollerabile attentato ai diritti civili e politici dei
cittadini.
In un momento in cui l'intera Avvocatura italiana si
avvia a riprendere il proprio stato di agitazione, per denunziare la cieca
arroganza con cui la Magistratura organizzata continua ad opporsi ad ogni
ipotesi di riforma strutturale e normativa che possa finalmente trasformare
il processo civile e penale in uno strumento di celere ed efficace accertamento
della verita', nel rispetto delle inviolabili garanzie della Difesa e del
diritto di ciascuno ad una Sentenza entro un tempo ragionevole, l'imminente
voto referendario costituisce una occasione di dibattito e di aperto confronto
avanti alla pubblica opinione cui, evidentemente, le forze della conservazione
intendono assolutamente sottrarsi.
Le maggiori Associazioni forensi, censurate quanto alle
proprie istanze di Giustizia nello stesso modo dei Comitati promotori quanto
all'iniziativa referendaria, stigmatizzano pertanto il comportamento dei
mezzi di informazione e denunziano che in questi giorni si sta assestando,
all'insaputa dei cittadini elettori, un altro grave colpo allo Stato di
diritto.
Fanno quindi appello al senso di responsabilita' dei
giornalisti davvero liberi, affinche' vogliano scongiurare l'ennesimo silenzio
sulle vere implicazioni della 'vertenza Giustizia'.
Caro Direttore, le chiedo ospitalita' perche', come non
e' noto e dovrebbe esserlo, il 21 maggio scade la possibilita' di diffondere
i moduli per la raccolta delle firme su una nuova tornata /referendaria.
Con cio' scade anche l'opportunita' di acquisire alla politica italiana
un grande progetto di associazione dei cittadini alla soluzione dei problemi
che da anni ci assillano. E che tornano a catturarci come sabbia mobili.
La Commissaria europea Emma Bonino sembra far finta di niente. Ma Emma
Bonino la radicale, la riformatrice, la "pannelliana", puo' per una volta
non emettere silenzio, non far divenire subito clandestino quel che rende
pubblico? Se si' devo fare una premessa. Quando Berlusconi mi ha nominata
qui a Bruxelles, ha rotta la sola vera conventio ad excludendum che vige
in Italia da mezzo secolo: quella contro i radicali, oggi pannelliani -
quella contro i comunisti nella sostanza non essendo mai esistita. Qui
si aspettavano l'arrivo di una sorta di caricatura per male della Pivetti,
allora molto di moda come la vera first lady liberale italiana, acclamata
come tale nei migliori ambienti radicali chic, di sinistra liberalgiacobina,
oltre che clericovandeani, ribaltonisti e bossiani. In precedenza Berlusconi
mi aveva accreditata all'Onu dove L'Italia - grazie anche all'ambasciatore
Fulci e alla lotta del Partito Radicale - spunto' due successivi straordinari.
Il primo sul tribunale ad hoc sui crimini di guerra nella ex e sull'istituzione
di un Tribunale Permanente per i crimini l'umanita'. Il secondo, anche
se solo morale, sulla moratoria della pena di morte nel mondo. Berlusconi
aveva anche ricevuto dal Dalai Lama, malgrado una sollevazione di tutti
gli ambienti politici ed economici, fino all'ultimo secondo utile. Nominarmi
significava anche dar seguito a quella sorta di testamento politico di
Altiero Spinelli a favore di Pannella e della nostra politica federalista.
Testamento del quale tutti fanno finta di non sapere nulla, ma che nondimeno
c'e' stato. In politica estera, sono state queste le uniche espressioni
riuscite della tentata alleanza liberale nostra con Berlusconi. Da quando
sono qui, con buona pace di Nilde Iotti e di Nerio Nesi, sfido chiunque
a non darmi atto della mia assoluta lealta' verso il mio paese e i suoi
diritti - anche se sono qui non in sua rappresentanza ma espressione della
legalita' e dell'indipendenza della Commissione europea. Due termini sui
quali, al momento debito, occorrera' fare una battaglia politica ideale,
di opinione pubblica federalista, spinelliana e radicale, per lo stato
del diritto. Domando chiunque: se a Bruxelles lavoro decentemente e mi
riconosce qualche qualita' o capacita', fino a tre anni fa cos'ero? Una
mentecatta? E quando in Italia e da militante sempre piu' convinta mi assumo
le mie responsabilita' civili, faccio conferenze stampa politiche, chiedo
e propongo obiettivi precisi, con Pannella e con gli altri mie compagni,
cosa succede? Sono tornata ad essere una mentecatta, tanto da non meritare
una sola notizia, un solo articolo, come dal 1976 al 1995? In Italia
da ottanta anni si e' molto piu' attenti a scegliersi gli antagonisti che
a riconoscere i protagonisti. Cosi' non e' un caso se Bertinotti e il sui
partito abitino giorno re notte in televisioni e sui giornali in tempo
definiti "confindustriali". A periodi vi viene aggiunto anche Bossi in
tutte le camicie e i colori, nonche' i "terroristi", cosi' preziosi e insostituibili
per qualsiasi regime. Tutti tranne i referendari, i radicali, quelli che
sono spesso in sintonia con la grande maggioranza della gente. Da quando
sono adulta non riesco a ricordare una sola riforma importante varata dalle
Camere. Se non quelle imposte dall'esterno e incardinate col volo referendario.
Sono due i nodi gordiani che l'Italia deve sciogliere oggi: quello istituzionale
e quello economico. Su entrambi questo Parlamento, come quelli che lo hanno
preceduto, non riescono ad approdare a nulla. Sul fronte istituzionale,
i tre quarti di riforma maggioritaria che abbiamo avuto li dobbiamo ad
un'iniziativa referendaria. Il quarto mancante abbiamo di nuovo dovuto
cercarcelo con un'iniziativa referendaria - cui la Corte costituzionale
ha visto bene di sbarrare la strada. Sul fronte economico, qualcuno seriamente
crede che si potra' passare di manovrina in manovrina, all'infinito aumentando
la pressione fiscale, senza toccare la miriade di rendite nascoste tra
le uscite? Qualcuno seriamente crede che questo Parlamento riuscira' mai
a rilanciare l'occupazione nell'unico modo possibile: cambiando le leggi
che regolano il mercato del lavoro? O che riuscira' a riformare lo Stato
sociale, smantellando gli inefficienti monopoli previdenziali pubblici
e lasciando ai cittadini la liberta' di scegliere secondo criteri di mercato
e di efficienza? Ai pochi che hanno avutola fortuna di essere informati
non sara' sfuggito che e' su questi termini che si concentra una buona
parte dei referendum che abbiamo appena messo in cantiere. Siamo testardi:
i referendum sono l'unica strada legale e non violenta per riformare questo
nostro Paese. E noi, ancora una volta, proponiamo di percorrerla. Questo
contrasto tra inazione e azione referendaria e' cosi' abbagliante che deve
essere nascosto. Se la gente fosse informata, noi avremmo il 70 0 l'80%
del voto degli italiani e la galassia dei partiti parlamentari (ho perso
il conto di quanti siano) si dividerebbe il resto. In Italia si vieta al
popolo italiano di votare secondo la Costituzione, con la scheda referendaria
che vale, fino a prova contraria, tanto quanto quello elettorale. Quando
poi non si riesce a far fuori tutti, i referendum, li si rende clandestini,
scegliendo una data ideale per le gite al mare, facendo calare il silenzio
della stampa e delle televisioni. Di qui quello che mi urge piu' che mai
di dire: l'attuale nostra proposta referendaria e', nei contenuti e nel
metodo, la piu' articolata e la piu' concreta, la piu' rigorosa e la piu'
prudente, la piu' popolare e la piu' forte delle alternative riformatrici
alle sabbie mobili partitocratiche che tornano a inghiottire l'Italia.
Che tutti i grandi quotidiani la ignorino - con poche eccezioni - fa spavento.
Come faceva spavento la stampa degli anni di piombo, dell'assassinio di
Aldo Moro e dello Stato di diritto: la stampa del linciaggio morale e civile
dei radicali, di Sciascia e di Pasolini, come prima di Salvemini, di Silone,
di Ernesto Rossi e di Panunzio e oggi nostro, se non vi dispiace. Su questa
nostra proposta siamo alle ultime ore utili. Siamo prontissimi a non portarla
oltre, se non ci verra' richiesto di farlo. E come rischia di accadere.
Ciascuno si assuma le proprie responsabilita', quindi.
Andrea Ansalone
Tesoriere del club Pannella di
Lunedi' 31 Marzo se' svolta una manifestazione organizzata
dal club Pannella di Bologna.
Verso mezzogiorno, in contemporanea a un'analoga manifestazione
svoltasi davanti a Palazzo Chigi, i partecipanti si sono presentati davanti
alla casa del Ministro Andreatta.
Al numero civico 103 di via S.Stefano i militanti radicali
hanno dato vita ad un sit-in durato fino alle ore 14.30.
I manifestanti hanno voluto denunciare l'irresponsabile
comportamento del Ministro della Difesa sulla sciagura albanese.
Andreatta, infatti, non ha dato alcuna risposta in merito
alla direttiva da lui emanata del blocco navale. Una decisione questa,
inopportuna, gravemente incivile, causa prima del tragico incidente che
ha portato alla morte 79 albanesi.
I partecipanti hanno chiesto con i loro cartelli: "Civilta',
giustizia, diritto".
<<Non vogliamo che la tragedia al largo di
Brindisi diventi l'ennesimo mistero d'Italia - ha detto Dario Zanotti -
consigliere generale del movimento -. Chiediamo allora al ministro, che
ha emanato la direttiva del blocco navale all'origine dell'incidente, di
uscire dal suo inspiegabile mutismo e di prendersi le proprie responsabilita'.
La condanna di quanto e' accaduto da parte dell'Onu e di molte nazioni
europee e' un ulteriore simbolo della pessima gestione dell'emergenza albanesi:
Andreatta ha commesso un errore grave ed evidente>>.
I manifestanti hanno chiesto quindi ad Andreatta il comportamento
piu' reponsabile della sua vita: le dimissioni.
Zanotti ha poi riservato parole di fuoco all'aministrazione
comunale per il suo colpevole silenzio. <<Venendo meno alle sue tradizioni
di civilta', Bologna tace di fronte a una simile barbarie e si rinchiude
in un insano egoismo, proprio di chi e' forte con i deboli e debole con
i forti. Il sindaco Vitali e' impaurito di fronte alla possibilita' che
qualche decina di albanesi trovino rifugio sotto le Due Torri: ancora una
volta, dunque, alle parole di solidarieta' dell'Ulivo non seguono i gesti
concreti>>.
I manifestanti, pur non essendo riusciti ad ottenere
le dimissioni di Andreatta, sono rimasti soddisfatti per esserne riusciti
a denunciare l'operato all'opinione pubblica.
I TG e i quotidiani hanno infatti riportato con attenzione
la manifestazione.
Piccolo particolare: il ministro non si e' fatto vedere.
Preso dal rimorso e' accorso sul luogo del delitto?
A noi non risulta.