[Indice generale]
Le attivita' e il dibattito politico del Movimento

L'assemblea referendaria

La data dei referendum

La proposta di nuovi referendum

Il fantasma

Emma Bonino sul Parlamento

Le voci dai club

Attivita' del club Azione e Riforma

[Indice sezione]
L'assemblea referendaria e liberale del Movimento dei club Pannella Riformatori
Lia Briganti
 
L' assemblea referendaria e liberale promossa dal Movimento dei Club Pannella Riformatori, si e' svolta a Roma, presso l' Hotel Ergife, in quattro giornate, dal 17 al 20 Aprile 1997.
I temi centrali del dibattito sono stati: i referendum per le liberta' economiche e il welfare, il punto di vista generale dell' assemblea sulle lotte referendarie e la possibilita' di ripresa dell'iniziativa referendaria su nuovi temi, il futuro della giustizia in Italia.
" Tema caldo " dell'assemblea, la ripresa dell'iniziativa referendariapopolare con un " menu' " di 43 quesiti referendari su cui riflettere.
Alle porte della sala dei congressi dell' Ergife, un tavolo di raccolta firme per l' abolizione della nuova legge per il finanziamento pubblico dei partiti, e' stato il primo segnale di volonta' di ripresa della lotta referendaria.Tra i parlamentari presenti all' assemblea, hanno firmato contro lanuova legge per il finanziamento pubblico dei partiti Alfredo Biondi, Filippo Mancuso, Enzo savarese, Giulio Savelli di Forza Italia, AlfonsoPecoraro Scanio e Paolo Cento dei Verdi.
Il " menu' referendario " , e' stato presentato nella seconda giornata di lavori, il 18 Aprile, dalla direzione nazionale del Movimento dei Club Pannella Riformatori : comprende 43  temi di riflessione che potrebbero essere materia di referendum abrogativo.
Il menu' referendario, propone referendum elettorali, sull' Economia ( sanita' e previdenza, lavoro, sindacati, immobili, fiscalita', pubblica amministrazione ), sull' accesso alle professioni ( ordini e corporazioni , esami di stato e titoli di studio ), sulla giustizia, sull'  informazione, sui diritti civili.
L' attenzione comunque e' stata rivolta principalmente ai referendum sull' Economia, che toccano alcuni tra i temi rilevanti del dibattito politico attuale : sanita' e previdenza, abolizione del divieto distipulare assicurazioni sanitarie sostitutive di quella presso il SSN, abolizione dell' obbligo di stipulare l' assicurazione contro gliinfortuni sul lavoro dell' INAIL , pensionidi anzianita', regime transitorio delle pensioni di vecchiaia, abolizione del monopoliopubblico del collocamento, liberalizzazione del lavoro part-time, liberalizzazione del lavoro a domicilio, liberalizzazione dei contratti a tempo indeterminato, abolizione della reintegrazione dei lavoratori licenziati come servizio generalizzato.
Gli obiettivi della battaglia referendaria per " la liberazione dello stato sociale e del lavoro ", sono stati in parte condivisi da esponenti della Confindustria, che auspicano una progressiva liberalizzazione delle norme sul welfare e nell' organizzazione del lavoro.
I tempi della nuova iniziativa referendaria, sono comunque piuttosto stretti: per poter votare nella primavera del '98, le firme necessarie dovrebbero essere raccolte entro il 30 Settembre 1997, altrimenti si passerebbe al voto per il '99.
Ricordo che le firme sono ritenute valide solo se raccolte tre mesi prima del momento del deposito.
Ma sopratutto, mancano i finanziamenti.
Sarebbero necessari almeno tre miliardi per partire con la campagna referendaria, denaro che il Movimento dei Club non possiede.
Per questo Marco Pannella ha proposto all' assemblea di sostenere egli stesso un digiuno di dialogo rivolto alla Confindustria, al fine di sensibilizzare, oltre alle loro menti, anche i loro conti correnti.
L' assemblea referendaria ha ospitato il comitato " Liberi, liberi ".
Il comitato raccoglie le firme per una petizione popolare per la liberazione di Adriano Sofri, Fabio Pietrostefani e Ovidio Bompressi.
In assemblea, il 19, un lungo intervento di Luca Sofri, figlio di Adriano, ha illustrato le condizioni di carcerazione e i punti oscuri del processo Sofri, Pietrostefani e Bompressi.
Inoltre, l'assemblea ha ospitato il comitato " E se fossero innocenti? " che raccoglie le firme per la revisione del processo sulla strage di Bologna del 2 agosto 1982, di cui sono stati accusati Valeria Mambro e Giusva Fioravanti.
Gli interventi nel dibattito del  19 e del 20, si sono espressi quasi all' unanimita' dell' iniziativa referendaria in generale.
E' stata caldeggiata la prospettiva liberista ( Taradash ), sono state pero' manifestate perplessita' sulla possibilita' effettiva di portare avanti la nuova campagna referendaria, sia per lo scetticismo con cui e' stata accolta la proposta di appello alla Confindustria ( Strick- Livers, Bonino, Tarantino ), sia per il dover contare sulla volonta' personale di ogni militante per farsi carico di questa battaglia ( Pagliaro, Cusino, Dupuis, Stanzani ).
In questa fase politica, le forze dei militanti non sono parse molte, come ha fatto notare lo stesso Marco Pannella durante il dibattito del 20 Aprile : " A questo siamo pronti, a non fare i referendum ." L' unica organizzazione politica che ha dato la sua adesione su alcuni temi della nuova iniziativa referendaria e' Azione Giovani di Alleanza Nazionale.
Il vicepresidente di Azione Giovani, Marco Marsiglio, si e' espresso a favore della riproposizione dei referendum elettorali e della giustizia.
L' assemblea, si e' conclusa il 20 Aprile, con il dibattito sulla giustizia, a cui hanno preso parte tre presidenti emeriti della Corte   Costituzionale , Vincenzo Caianiello, Giovanni Conso , Corasaniti e il  Ministro di Grazia e Giustizia Giovanni Maria Flick.
Il dibattito si e' sviluppato sui temi dell' indipendenza della magistratura, dell' adeguamento della normativa italiana in materia di  giustizia a quella europea, delle riforme di giustizia ordinaria, non che' della necessita' di uscire dall' emergenza legislativa nella giustizia , di snellire l' apparato burocratico e por fine agli sprechi a partire dal Ministero di Grazia e Giustizia stesso, cosa che il Ministro Flick ha gia' messo in atto.
Sia Caianiello che Corasaniti, hanno considerato in particolare l' indipendenza della magistratura e la questione della separazione delle carriere, pur da due punti di vista diversi : Caianiello e' a favore della separazione delle carriere tra PM e GIP, poiche' vi puo' essere contiguita', mentre Corasaniti, richiamandosi alla deontologia professionale del magistrato e alla giurisdizione del giudice , ritiene che non si dia contiguita'.
Entrambi inoltre hanno rilevato la necessita' di adeguare l'ordinamento della giustizia italiano a quello europeo.
Conso ha rilevato la priorita' di riformare la giustizia ordinaria; in particolare ha posto l' accento sulla neccesita' di condurre i processi in tempi accettabili.
Infine, il Ministro Flick ha anticipato a grandi linee due disegni di di legge del Ministero di Grazia e Giustizia relativi alle funzioni dei magistrati e agli incarichi ai magistrati.
Le relazioni dei relatori sono state molto applaudite e si e' avuta l' impressione che i riformatori e i liberali riuniti in assemblea abbiano ascoltato cio' che si auspicavano.
Nonostante le perplessita' e la scarsa adesione " di fatto ", che le 43 proposte di referendum hanno avuto in assemblea, il 7 Maggio '97, la direzione nazionale del Movimento dei Club Pannella Riformatori ha depositato presso la Cassazione i 45 quesiti referendari.
Sara' l' ultima battaglia corsara per liberare lo stato dalla temporanea stasi legislativa? O una corsa rivoluzionaria per battere i tempi della legislatura?
 
 

Dal Movimento
 

Ordine dei giornalisti: per il Parlamento Europeo il sistema italiano viola la liberta' di stampa.
Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, presidente del Comitato di sostegno referendum "Ordine dei giornalisti".

Roma, 9 aprile 1997
Per il secondo anno consecutivo il Parlamento Europeo torna ad esprimersi, con durezza, contro
le leggi (in vigore soltanto in Italia) che collegano il pieno godimento della liberta' di stampa all'iscrizione all'Ordine professionale dei giornalisti.

Il paragrafo approvato dal Parlamento europeo, nell'ambito del rapporto annuale sul rispetto dei diritti dell'uomo nell'Unione europea nel 1995, recita come segue:
"Il Parlamento europeo ribadisce che la liberta' di stampa e' un diritto fondamentale soggetto unicamente ai limiti imposti dal rispetto degli altri diritti fondamentali e che l'esercizio di tale diritto non puo' essere vincolato a un'autorizzazione amministrativa o all'autorizzazione di un'associazione professionale di giornalisti".

Se pensiamo che in Italia non e' possibile nemmeno pubblicare un giornale, nel caso in cui il direttore responsabile non e' iscritto all'ordine, e' evidente che il richiamo dell'Assemblea di Strasburgo colpisce direttamente la legislazione del nostro Paese.
In vista del voto sul referendum per l'abolizione dell'Ordine, arriva un'ulteriore ed autorevole sostegno alle ragioni dei Comitati promotori, che suona come una sconfessione non soltanto nei confronti dei rappresentati dell'Ordine dei giornalisti nostrano (mai come in questo periodo attivi nel difendere i propri privilegi), ma anche per il Presidente della Repubblica, il quale si e' gia' pubblicamente mosso (al di fuori dei propri poteri) in difesa dell'Ordine.


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La data dei referendum

Referendum ed elezioni amministrative: Club Pannella replica al governo, e chiede un incontro  al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio ed al Ministro degli Interni:

"si voti sui referendum il 27 aprile: le "amministrative" non possono divenire alibi per una ulteriore operazione antireferendaria, e, sostanzialmente, anche anticostituzionale"
Dichiarazione di Paolo Vigevano, SegretarioTesoriere del Movimento dei Club  Pannella Riformatori:

Roma, 20 febbraio 1997.
     <<Rifiutiamo di credere che il Governo voglia convocare il voto sui referendum per il 15 giugno, e che possa utilizzare come alibi l'esigenza di non sovrapporre le campagne elettorali per il voto referendario ed amministrativo.
     Non esistono ragioni per "isolare" le elezioni amministrative, che, da un punto di vista giuridico ed istituzionale, non possono essere presentate, se non abusivamente e surrettiziamente, come scadenze politiche di carattere "nazionale", e che riguarderanno comunque meno di 1/5 degli elettori italiani.
     I referendum, che chiameranno 48 milioni di  elettori ad esprimere un voto "legislativo" su 11 temi diversi, devono essere convocati in una data che consenta, ai promotori ed ai Comitati per il SI' e per il NO, la possibilit  di informare il massimo numero di cittadini italiani.
     Al Governo, ed al Presidente della Repubblica spetta, per legge, la responsabilit  di garantire, non di ostacolare e boicottare la campagna elettorale sui referendum: dunque la data di convocazione non pu  essere come hanno anticipato alcuni giornali quella del 15 giugno: a scuole chiuse, Italia gi  parzialmente in vacanza, e con un 1/5 dell'elettorato chiamato per la terza volta al voto nel giro di 40 giorni.
     Nella giornata di oggi invieremo una richiesta di incontro al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, ed al Ministro degli Interni. Proponiamo loro di convocare il voto referendario in coincidenza con il primo turno del voto amministrativo: dunque, per il 27 aprile. Questa soluzione, oltre al resto, risolverebbe la gran parte dei problemi "tecnici" che deriverebbero per alcune citt  italiane dalla separazione dei diversi turni elettorali.
     Ci aspettiamo, nel giro di poche ore, una risposta: non vogliamo neppure pensare che il Governo possa, nelle prossime ore, senza neppure consultare i Promotori dei Referendum, porre il paese di fronte al "fatto compiuto".>>

Mozioni Parlamentari, 100 in sciopero della fame, per i referendum.
Pannella al nono giorno.

Roma, 23 marzo 1997 h. 10.30
Sono oltre 100 le persone scese in sciopero della fame in queste  ultime ore, associandosi al digiuno che Pannella conduce da nove giorni, per richiedere al Governo di indire i referendum nel mese di maggio, e non il 15 giugno, come preannunciato.
Lo sciopero della fame, quindi, converge con l'obiettivo di due mozioni parlamentari,  sottoscritte, alla Camera ed al Senato da un centinaio di senatori e di deputati, sulle quali e' stato fatto naturalmente calare il silenzio dei massmedia malgrado appartengano all'intero arco parlamentare. Cosi' come con l'appello di varie personalita', con primo firmatario Mario Segni.
I comitati promotori dei referendum hanno rivolto un appello ai direttori dei quotidiani e agli opinionisti, perche' non continuino a ignorare e far ignorare uno scontro la cui posta e' il divieto di voto per oltre due milioni di elettori in obbligato scaglionamento delle ferie, e l'esecuzione dell'ordine di far mancare il voto di oltre il 50% degli elettori, e la conseguente invalidazione degli 11 referendum dei riformatori e delle regioni


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La proposta di nuovi referendum

Confindustria e club Pannella "insieme per i referendum"

Roma, 10 aprile 1997
Il Movimento dei Club Pannella - Riformatori si rivolge agli industriali perche' sostengano la prossima campagna referendaria sui temi del lavoro, della prevenzione, del sindacato, della sanita'. Questa mattina e' stato distribuito all'auditorium dove si svolge l'assemblea della Confindustria un documento del quale riportiamo il testo:
 "Buona manifestazione! Nei prossimi giorni, per non dire nelle prossime ore, scadono i tempi tecnici per decidere la preparazione o no di una nuova serie di referendum. Avevamo da mesi indicato che i tempi stringevano. Ora volete o no dirci se siete d'accordo, disinteressati, o contrari? Grazie.

Referendum: Riformatori scrivono a Confindustria

Roma, 3 maggio 1997
Quella che segue una lettera aperta indirizzata a Confindustria da Benedetto Della Vedova, che ha fatto parte della delegazione dei Club Pannella guidata da Paolo Vigevano che ha incontrato, mercoledi' 30 aprile, una delegazione di Confindustria guidata dal Direttore Generale Innocenzo Cipolletta per discutere dei referendum liberisti depositati in Cassazione dai Riformatori.
I limiti fino ad oggi posti da Confindustria al proprio appoggio all'iniziativa referendaria predisposta dal Movimento dei Club Pannella Riformatori, rischiano di determinare, rebus sic stantibus, la rinunzia da parte nostra all'avvio della campagna di raccolta firme. In queste condizioni, due soli mesi e per di piu' semiestivi, la mobilitazione necessaria a consentire un successo anziche' un fallimento non puo' che essere straordinaria, per tutti. Da parte nostra vi e' la piena disponibilita', lo abbiamo ripetuto; da parte di Confindustria una "condivisione generale degli obiettivi", un "auspicio che tali obiettivi vengano raccolti dal parlamento", il "sostegno ad alcuni referendum come strumento di pressione ed ultima ratio", l'"impegno a far conoscere al sistema associativo" le finalita' del progetto. Un passo assolutamente inconsueto, gia' di per se' straordinario per Confindustria, che mai aveva preventivamente  ed esplicitamente espresso il proprio "favore" nei confronti di una iniziativa referendaria. Ma ancora inequivocabilmente poco rispetto a cio' che sarebbe necessario, qui ed ora, per assicurare il successo nella raccolta firme.
Non si tratta, sia chiaro, di addossare arbitrariamente su altri che noi la responsabilita' della decisione sull'avvio  o no  della campagna: si tratta di capire, semplicemente, se la principale organizzazione degli imprenditori italiani voglia fissare come obiettivo prioritario per il raggiungimento dei propri generali obiettivi di crescita della competitivita' delle aziende associate, l'incardinamento entro due mesi di un appuntamento referendario sulla liberalizzazione del mercato del lavoro e sulla riforma dello stato sociale, destinato ad essere dirompente  positivamente dirompente  per il solo fatto di essere credibilmente annunciato.
Insomma, di fronte alla piu' volte denunciata incapacita' da parte di Parlamento e Governo a compiere quelle scelte riformatrici necessarie ad arrestare il declino della competitivita' delle proprie aziende  e del sistema nel suo complesso  cosa e' piu' saggio e prudente, per gli imprenditori italiani, attendere il miracolo parlamentare e governativo o puntare con fiducia su di un opinione pubblica molto piu' pronta dei propri rappresentati istituzionali ad intraprendere il cammino delle riforme?
 La nostra richiesta e' "eccessiva", "impropria", non pertiene al ruolo istituzionale di Confindustria? Legittimo, ovviamente, pensarlo, ma il giudizio definitivo potra' aversi solo a luglio quando, in assenza della bomba ad orologeria referendaria, si potra' valutare quali passi avanti avranno fatto le riforme invocate, quali aspettative saranno andate deluse, quali nuovi "tradimenti" dovranno essere denunciati.
 Se i referendum liberisti che abbiamo depositato in Corte di Cassazione sono, come ci e' stato detto, una delle mille vie che Confindustria intende esplorare (quella della lobby parlamentare, della concertazione sociale, del "ricatto" occupazionale, delle compensazioni assistenziali  .), allora non sono "nessuna via". Se invece possono essere per un tempo preciso e limitato una delle vie principali  magari la principale , di pressione prima di tutto e di intervento diretto solo in seconda istanza, allora questi referendum diventano immediatamente e senza equivoci la vostra priorita', prima che la nostra.
A voi, quindi, alla capacita' di creare con il vostro impegno e coinvolgimento un grande "fatto politico", una notizia che nessuno avra' la forza di occultare o minimizzare, un dibattito coinvolgente ed appassionante per tutti..
 Come? Se esistesse questa convinzione, se l'assunzione di responsabilita' fosse piena e consapevole, le modalita' e la tempificazione dell'impegno rappresenterebbero l'ultimo dei problemi. Cosi' come il pur necessario apporto di risorse finanziarie.
 Come ben sa chi guida un'azienda, la tempestivita' e' fondamento di ogni decisione: la medesima scelta compiuta oggi o tra due anni e' destinata a produrre effetti del tutto diversi, a volte opposti; i tempi tecnici per l'avvio della raccolta firme all'inizio di giugno impongono una decisione definitiva entro il 7 maggio. Noi siamo determinati a non fare questi referendum e ad accantonare quella che sarebbe con tutta probabilita' l'ultima occasione referendaria per il paese: lo siamo per consapevolezza e responsabilita', non certo per capriccio. A voi la scelta di rianimare questa via, questa speranza per l'Italia, la sua politica, la sua societa' e la sua economia. Puo' darsi che non sia questa l'ultima speranza, ma forse sarebbe comunque prudente non lasciarla morire.

Referendum: Club Pannella non raccogliera' firme su nuovi quesiti

Roma,22 maggio 1997
 La direzione del Movimento dei Club Pannella-riformatori ha deciso di "non procedere oltre nella procedere oltre nella campagna referendaria"sui 44 nuovi quesiti depositati in Cassazione, e quindi "di non avviare  la raccolta delle firme".  Marco Pannella ha ricordato, nel ringraziare "Confindustria e Confcommercio per l'attenzione mostrata al progetto", che la mobilitazione referendaria ci sarebbe stata "soltanto se ci fosse stato richiesto. Il 21 maggio - ha chiarito - e' scaduto il termine ultimo oltre il quale non e' piu' possibile, per oggettivi vincoli tecnico-organizzativi passare all'avvio della campagna". I 44 quesiti referendari, che "restano a disposizione - ha precisato Pannella - di chiunque intenda raccogliere le firme", rappresentavano "il piu' vasto e radicale progetto - ha sottolineato il leader riformatore - di concreta e immediata liberazione e liberalizzazione del lavoro, del mercato, della previdenza, della sanita', della giustizia e delle istituzioni".     Pannella ha polemizzato con quei politici "che fanno dichiarazioni a sostegno dei referendum soltanto ai microfoni di Radio radicale" e ha ricordato di aver promosso in questi anni 72 referendum e che i militanti referendari hanno raccolto oltre 30 milioni di firme autenticate e certificate.

Referendum: reazioni su impegno Confindustria

Roma, 22 maggio 1997
Nella sua relazione all'Assemblea Nazionale della Confindustria, il Presidente Giorgio Fossa ha confermato il sostegno della organizzazione a cinque tra i referendum depositati in Cassazione dai Riformatori. Dopo la relazione Radio Radicale ha raccolto alcuni commenti:
Guidalberto Guidi (Confindustria) "Sono argomenti importanti per modernizzare il Paese. Abbiamo fatto la scelta di sostenerli e li sosterremo".
Pietro Larizza (UIL) "In una relazione politica come quella di Fossa nulla di strano che ci sia la conferma della scelta dei referendum. E' la fine, la caduta, della foglia di fico sulla cosiddetta neutralita' politica della Confindustria".
Giulio Tremonti (FI) "Fa parte di una politica liberale. Sul nostro sistema economico insiste una quantita' impressionante di vincoli, di burocrazia. L'idea di eliminare vincoli anche con i referendum e' positiva".
Luigi Lucchini (Ex Presidente Confindustria) "Se non hanno carattere sfacciatamente politico la scelta referendaria la valuto bene, la trovo opportuna".
Fedele Confalonieri (Mediaset) "La scelta referendaria e' solo quella di condividere certi quesiti".
Sui referendum del 15 giugno Mediaset non dovrebbe fare informazione adeguata?
"Noi abbiamo sempre assicurato informazione sui referendum, a tutti i referendum. Tutto si puo' dire di noi tranne che non abbiamo dato spazio a tutti".


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Il fantasma

Referendum: Pannella, regime piu' antidemocratico del fascismo

15 maggio 1997
   ''Oggi vogliamo denunciare l'attuale regime, molto piu' antidemocratici di quello fascista''. Con queste parole Marco Pannella ha commentato, in una conferenza stampa a montecitorio, il comportamento della istituzione e dell'informazione a un mese del voto referendario.
   ''la campagna referendaria e i referendum  ha spiegato Pannella  non esistono perche' non devono esistere''. Contro i quesiti referendari, secondo Pannella, c'e' in atto un ''attentato contro la Costituzione che vede coinvolte le massime cariche ed i massimi poteri istituzionali''.
"Ho a piu' riprese illustrato il perche' questo regime e' ancor piu' contro la legalita' di quanto non lo fossero fascismi, comunismi e nazismi. Quei regimi rispettavano la loro propria legalita', mentre in questo non vi e' piu' nessuna regola, nessun diritto, nessuna legge che venga rispettata dal potere partitocratico. E' un regime fuorilegge e di conseguenza antiliberale, antidemocratico e via dicendo. Ma sintetizzare la mia tesi dicendo 'il regime e' piu' antidemocratico del fascismo' e' distorcente e tendenzioso".

Referendum: Pannella, siamo tornati alla legge della giungla
''La campagna referendaria, di fatto, non esiste''
Da un lancio dell'Agenzia ADNKRONOS del 15 maggio

I Riformatori, promotori di 6 degli 11 referendum sui quali si votera' il 15 giugno, denunciano una campagna referendaria, che ufficialmente si apre oggi, ''di fatto inesistente'' e indirizzano critiche ai mezzi di informazione, alla commissione di Vigilanza sulla Rai, al presidente della Repubblica, alla Corte Costituzionale. ''Siamo tornati alla legge della giungla, e questo regime  afferma Marco Pannella  si rivela ben piu' antidemocratico di quelli fascista, nazista o comunista''.
      I Riformatori hanno manifestato la propria insoddisfazione in una conferenza stampa, durante la quale e' stato anche sottolineato come fino ad oggi nessuna delle iniziative legislative che dovrebbero servire a 'superare' i quesiti referendari appaiono utili a questo scopo. Per le proposte di legge su Ordine dei giornalisti e caccia il senatore Pietro Milio ha parlato di ''leggitruffa'', mentre dubbi ci sono anche per il disegno di legge Andreatta che affronta il tema dell'obiezione di coscienza e per il 'pacchetto Flick', con il quale il ministro della Giustizia affronta le questioni degli incarichi extragiudiziari e degli automatismi della carriera dei magistrati.
      Pannella ha criticato anche la commissione di Vigilanza sulla Rai. ''Si riunira' solo martedi' prossimo  ha detto  per stabilire, o non stabilire, le modalita' della campagna referendaria, mangiandosi cosi' ben sette dei 31 giorni a disposizione''. Secondo il leader dei Riformatori ''e' documentato l'ostracismo da parte dei mezzi di informazione, Rai e Mediaset comprese, rispetto ai temi e ai soggetti protagonisti dei referendum. Nei nostri confronti la logica e' che dal momento che non esistiamo non dobbiamo neppure essere citati o ascoltati. Sono state ascoltate categorie e sottocategorie di ogni tipo, ma noi mai''.
      Nel mirino anche Scalfaro (''ha denunciato un inesistente, prima di tutto sotto il profilo giuridico e costituzionale, abuso di referendum''), la Corte Costituzionale (''ha assolto al proprio ruolo di 'braccio armato' di questo regime'') e al governo (''ha deliberatamente fissato la data del voto nell'ultimo giorno utile, il 15 giugno, quando alcuni milioni di italiani saranno in ferie scaglionate secondo 'direttive pubbliche', determinando condizioni di obiettive, enormi difficolta' nel raggiungimento del quorum'').

Referendum giustizia: associazioni forensi romane contro il silenzio sul voto del 15 giugno

Roma, 16 maggio 1997
Dichiarazione congiunta rilasciata dai responsabili delle intestate Associazioni Forensi all'Avv. Andrea Falcetta del Comitato Promotore dei Referendum Giustizia:

La sistematica e scientifica censura operata dalla stampa e dalla TV in relazione ai contenuti dei quesiti referendari su cui 48 milioni di elettori dovranno pronunciarsi il prossimo 15 giugno, costituisce un gravissimo ed intollerabile attentato ai diritti civili e politici dei cittadini.
In un momento in cui l'intera Avvocatura italiana si avvia a riprendere il proprio stato di agitazione, per denunziare la cieca arroganza con cui la Magistratura organizzata continua ad opporsi ad ogni ipotesi di riforma strutturale e normativa che possa finalmente trasformare il processo civile e penale in uno strumento di celere ed efficace accertamento della verita', nel rispetto delle inviolabili garanzie della Difesa e del diritto di ciascuno ad una Sentenza entro un tempo ragionevole, l'imminente voto referendario costituisce una occasione di dibattito e di aperto confronto avanti alla pubblica opinione cui, evidentemente, le forze della conservazione intendono assolutamente sottrarsi.
Le maggiori Associazioni forensi, censurate quanto alle proprie istanze di Giustizia nello stesso modo dei Comitati promotori quanto all'iniziativa referendaria, stigmatizzano pertanto il comportamento dei mezzi di informazione e denunziano che in questi giorni si sta assestando, all'insaputa dei cittadini elettori, un altro grave colpo allo Stato di diritto.
Fanno quindi appello al senso di responsabilita' dei giornalisti davvero liberi, affinche' vogliano scongiurare l'ennesimo silenzio sulle vere implicazioni della 'vertenza Giustizia'.


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Il parlamento non sa legiferare: meglio i referendum
Emma Bonino
Consultazione popolare per favorire il lavoro. Con buona pace di Nerio Nesi e della
Iotti sfido chiunque a non darmi atto della mia lealta' verso il Paese
Da "Il Corriere della Sera" del 20 maggio 1997
 

Caro Direttore, le chiedo ospitalita' perche', come non e' noto e dovrebbe esserlo, il 21 maggio scade la possibilita' di diffondere i moduli per la raccolta delle firme su una nuova tornata /referendaria. Con cio' scade anche l'opportunita' di acquisire alla politica italiana un grande progetto di associazione dei cittadini alla soluzione dei problemi che da anni ci assillano. E che tornano a catturarci come sabbia mobili. La Commissaria europea Emma Bonino sembra far finta di niente. Ma Emma Bonino la radicale, la riformatrice, la "pannelliana", puo' per una volta non emettere silenzio, non far divenire subito clandestino quel che rende pubblico? Se si' devo fare una premessa. Quando Berlusconi mi ha nominata qui a Bruxelles, ha rotta la sola vera conventio ad excludendum che vige in Italia da mezzo secolo: quella contro i radicali, oggi pannelliani - quella contro i comunisti nella sostanza non essendo mai esistita. Qui si aspettavano l'arrivo di una sorta di caricatura per male della Pivetti, allora molto di moda come la vera first lady liberale italiana, acclamata come tale nei migliori ambienti radicali chic, di sinistra liberalgiacobina, oltre che clericovandeani, ribaltonisti e bossiani. In precedenza Berlusconi mi aveva accreditata all'Onu dove L'Italia - grazie anche all'ambasciatore Fulci e alla lotta del Partito Radicale - spunto' due successivi straordinari. Il primo sul tribunale ad hoc sui crimini di guerra nella ex e sull'istituzione di un Tribunale Permanente per i crimini l'umanita'. Il secondo, anche se solo morale, sulla moratoria della pena di morte nel mondo. Berlusconi aveva anche ricevuto dal Dalai Lama, malgrado una sollevazione di tutti gli ambienti politici ed economici, fino all'ultimo secondo utile. Nominarmi significava anche dar seguito a quella sorta di testamento politico di Altiero Spinelli a favore di Pannella e della nostra politica federalista. Testamento del quale tutti fanno finta di non sapere nulla, ma che nondimeno c'e' stato. In politica estera, sono state queste le uniche espressioni riuscite della tentata alleanza liberale nostra con Berlusconi. Da quando sono qui, con buona pace di Nilde Iotti e di Nerio Nesi, sfido chiunque a non darmi atto della mia assoluta lealta' verso il mio paese e i suoi diritti - anche se sono qui non in sua rappresentanza ma espressione della legalita' e dell'indipendenza della Commissione europea. Due termini sui quali, al momento debito, occorrera' fare una battaglia politica ideale, di opinione pubblica federalista, spinelliana e radicale, per lo stato del diritto. Domando chiunque: se a Bruxelles lavoro decentemente e mi riconosce qualche qualita' o capacita', fino a tre anni fa cos'ero? Una mentecatta? E quando in Italia e da militante sempre piu' convinta mi assumo le mie responsabilita' civili, faccio conferenze stampa politiche, chiedo e propongo obiettivi precisi, con Pannella e con gli altri mie compagni, cosa succede? Sono tornata ad essere una mentecatta, tanto da non meritare una sola notizia, un solo articolo, come dal 1976 al 1995?  In Italia da ottanta anni si e' molto piu' attenti a scegliersi gli antagonisti che a riconoscere i protagonisti. Cosi' non e' un caso se Bertinotti e il sui partito abitino giorno re notte in televisioni e sui giornali in tempo definiti "confindustriali". A periodi vi viene aggiunto anche Bossi in tutte le camicie e i colori, nonche' i "terroristi", cosi' preziosi e insostituibili per qualsiasi regime. Tutti tranne i referendari, i radicali, quelli che sono spesso in sintonia con la grande maggioranza della gente. Da quando sono adulta non riesco a ricordare una sola riforma importante varata dalle Camere. Se non quelle imposte dall'esterno e incardinate col volo referendario. Sono due i nodi gordiani che l'Italia deve sciogliere oggi: quello istituzionale e quello economico. Su entrambi questo Parlamento, come quelli che lo hanno preceduto, non riescono ad approdare a nulla. Sul fronte istituzionale, i tre quarti di riforma maggioritaria che abbiamo avuto li dobbiamo ad un'iniziativa referendaria. Il quarto mancante abbiamo di nuovo dovuto cercarcelo con un'iniziativa referendaria - cui la Corte costituzionale ha visto bene di sbarrare la strada. Sul fronte economico, qualcuno seriamente crede che si potra' passare di manovrina in manovrina, all'infinito aumentando la pressione fiscale, senza toccare la miriade di rendite nascoste tra le uscite? Qualcuno seriamente crede che questo Parlamento riuscira' mai a rilanciare l'occupazione nell'unico modo possibile: cambiando le leggi che regolano il mercato del lavoro? O che riuscira' a riformare lo Stato sociale, smantellando gli inefficienti monopoli previdenziali pubblici e lasciando ai cittadini la liberta' di scegliere secondo criteri di mercato e di efficienza? Ai pochi che hanno avutola fortuna di essere informati non sara' sfuggito che e' su questi termini che si concentra una buona parte dei referendum che abbiamo appena messo in cantiere. Siamo testardi: i referendum sono l'unica strada legale e non violenta per riformare questo nostro Paese. E noi, ancora una volta, proponiamo di percorrerla. Questo contrasto tra inazione e azione referendaria e' cosi' abbagliante che deve essere nascosto. Se la gente fosse informata, noi avremmo il 70 0 l'80% del voto degli italiani e la galassia dei partiti parlamentari (ho perso il conto di quanti siano) si dividerebbe il resto. In Italia si vieta al popolo italiano di votare secondo la Costituzione, con la scheda referendaria che vale, fino a prova contraria, tanto quanto quello elettorale. Quando poi non si riesce a far fuori tutti, i referendum, li si rende clandestini, scegliendo una data ideale per le gite al mare, facendo calare il silenzio della stampa e delle televisioni. Di qui quello che mi urge piu' che mai di dire: l'attuale nostra proposta referendaria e', nei contenuti e nel metodo, la piu' articolata e la piu' concreta, la piu' rigorosa e la piu' prudente, la piu' popolare e la piu' forte delle alternative riformatrici alle sabbie mobili partitocratiche che tornano a inghiottire l'Italia. Che tutti i grandi quotidiani la ignorino - con poche eccezioni - fa spavento. Come faceva spavento la stampa degli anni di piombo, dell'assassinio di Aldo Moro e dello Stato di diritto: la stampa del linciaggio morale e civile dei radicali, di Sciascia e di Pasolini, come prima di Salvemini, di Silone, di Ernesto Rossi e di Panunzio e oggi nostro, se non vi dispiace. Su questa nostra proposta siamo alle ultime ore utili. Siamo prontissimi a non portarla oltre, se non ci verra' richiesto di farlo. E come rischia di accadere. Ciascuno si assuma le proprie responsabilita', quindi.


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Voci dai club
a cura di Santiago
 
Proposta di dibattito
Sintetizzo la mia proposta su alcuni punti per aprire un dibattito:
* Riprendiamo lo strumento Radicale e combattiamo il ceto burocratico dall'Europa attraverso denunce da presentarsi ad ogni corte europea titolata a condannare gli abusi o le elusioni relativamente alle norme internazionali a difesa dell'individuo.
* Riorganizziamo in forma federale-regionale il movimento per rendere efficaci le esigui forze disponibili sul territorio. Investiamo affinche' tutti i punti di presenza radicale siano collegati in rete con gli altri attraverso Internet per lo scambio di esperienze, documentazioni, per meglio condurre le singole lotte sul territorio.
* Rilanciamo la battaglia sui diritti per la liberta' d'impresa e di lavoro contro un ceto burocratico costoso, incompetente, inconcludente ed arrogante.

Andrea Ansalone
Tesoriere del club Pannella di


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Le attivita' del club Pannella Azione e Riforma Bologna
 
'Andreatta, se ci sei batti un colpo'
Michele
 

Lunedi' 31 Marzo se' svolta una manifestazione organizzata dal club Pannella di Bologna.
Verso mezzogiorno, in contemporanea a un'analoga manifestazione svoltasi davanti a Palazzo Chigi, i partecipanti si sono presentati davanti alla casa del Ministro Andreatta.
Al numero civico 103 di via S.Stefano i militanti radicali hanno dato vita ad un sit-in durato fino alle ore 14.30.
I manifestanti hanno voluto denunciare l'irresponsabile comportamento del Ministro della Difesa sulla sciagura albanese.
Andreatta, infatti, non ha dato alcuna risposta in merito alla direttiva da lui emanata del blocco navale. Una decisione questa, inopportuna, gravemente incivile, causa prima del tragico incidente che ha portato alla morte 79 albanesi.
I partecipanti hanno chiesto con i loro cartelli: "Civilta', giustizia, diritto".
 <<Non vogliamo che la tragedia al largo di Brindisi diventi l'ennesimo mistero d'Italia - ha detto Dario Zanotti - consigliere generale del movimento -. Chiediamo allora al ministro, che ha emanato la direttiva del blocco navale all'origine dell'incidente, di uscire dal suo inspiegabile mutismo e di prendersi le proprie responsabilita'. La condanna di quanto e' accaduto da parte dell'Onu e di molte nazioni europee e' un ulteriore simbolo della pessima gestione dell'emergenza albanesi: Andreatta ha commesso un errore grave ed evidente>>.
I manifestanti hanno chiesto quindi ad Andreatta il comportamento piu' reponsabile della sua vita: le dimissioni.
Zanotti ha poi riservato parole di fuoco all'aministrazione comunale per il suo colpevole silenzio. <<Venendo meno alle sue tradizioni di civilta', Bologna tace di fronte a una simile barbarie e si rinchiude in un insano egoismo, proprio di chi e' forte con i deboli e debole con i forti. Il sindaco Vitali e' impaurito di fronte alla possibilita' che qualche decina di albanesi trovino rifugio sotto le Due Torri: ancora una volta, dunque, alle parole di solidarieta' dell'Ulivo non seguono i gesti concreti>>.
I manifestanti, pur non essendo riusciti ad ottenere le dimissioni di Andreatta, sono rimasti soddisfatti per esserne riusciti a denunciare l'operato all'opinione pubblica.
I TG e i quotidiani hanno infatti riportato con attenzione la manifestazione.
Piccolo particolare: il ministro non si e' fatto vedere.
Preso dal rimorso e' accorso sul luogo del delitto?
A noi non risulta.